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La Redazione informa…

Stiamo uscendo (speriamo) da dieci mesi d’inverno per la nostra vita associativa. Due cause collegate ne sono l’origine: il mancato arrivo di cinque annualità di contributi ministeriali, che problemi politici e burocratici ne hanno bloccato le erogazioni e ci hanno costretto finché possibile ad anticipare costi e spese, in particolare per il nostro periodico, costringendoci a sospenderne le pubblicazioni da ottobre 2016.
Preoccupa il fatto che dei circa settemila capifamiglia censiti nell’anagrafe, neanche 1500 si sentano vicini all’associazione e vogliano contribuire alla sua vita, rispondendo all’appello lanciato dal Consiglio unanime durante il Raduno del 2016. Spero che almeno parte degli altri dia segni di vita per poter inviare loro La Voce di Fiume quando riprenderemo le regolari pubblicazioni. Per un’associazione come la nostra, con i soci sparsi per tutta l’Italia e il mondo, si è visto come sia vitale il mezzo di comunicazione per far sapere ciò che avviene nel nostro mondo.

Il 15 febbraio 2017, incontrando al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, uno dei temi più pressanti discussi è stato quello economico. Si è sottolineato quanto sia indispensabile il periodico, che aiuti a tenere unita la nostra comunità. Abbiamo chiesto di adoperarsi per sensibilizzare diverse sedi istituzionali sui nostri problemi e difficoltà, conseguenti a continui intoppi burocratici ed ai diminuiti contatti a tutti i livelli – in particolare con la Presidenza del Consiglio – per una maggiore attenzione alle condizioni in cui si trovano tutte le associazioni dell’esodo.

Qualcosa si è mossa e speriamo in tempi relativamente brevi poterne raccogliere i frutti.

In questo quadro si sono scatenati quelli che, credendosi gli unici ad avere la soluzione per queste rilevanti problematiche erano certi di possedere la solita risposta possibile per raggiungere i soci in assenza del giornale cartaceo. Purtroppo non hanno capito il problema della maggior parte degli associati, non in grado di disporre o usare la tecnologia informatica per dialogare: quanto fanno alcune decine di soci non vale e non è possibile per le altre migliaia, cui è doveroso pensare.
Per questo non aiuta scagliare critiche ed accuse ai vertici dell’associazione perché non si realizza il loro volere. Anzi, crea un clima di sfiducia e di colpa, che rischia di portare a distruzione quanto in decenni di silenzioso lavoro si è cercato di costruire, non solo tra noi ma anche con le altre associazioni e con le istituzioni e tutto il mondo che ci circonda, che conosce assai poco di noi e che, vedendo tanti litigi interni, è portato ad ignorarci e ad non aiutare.

Questo è il motivo per cui rivolgo un pressante appello a tutti, specie a quelli più violenti e categorici nelle loro critiche, perché rinsaviscano e cerchino di non limitare i loro giudizi al loro esclusivo metro, che non può valere per tutta la comunità. Capiscano che lo spirito dello Statuto – quello vecchio oggi vigente, come quello nuovo che stiamo studiando – esige (art 2 lett. B) “di mantenere un clima ideale della città, contribuendo a mantenere un saldo vincolo di concordia civica e di fraterna solidarietà, continuando in esilio l’amore della tradizione cittadina”.

Senza questi intendimenti, fatti propri da tutti, si causerà la fine della nostra associazione.

E non ci si illuda che con tante parole e giudizi contro quanto qui ricordato, si possa dire di lavorare per migliorare la nostra vita associativa. E’ un invito a riconoscersi e aiutarsi reciprocamente, con la disponibilità a capire le esigenze di tutti, magari rinunciando a fare valere qualche propria convinzione se non condivisa. Che San Vito ci aiuti e ci illumini per poter continuare a lavorare insieme.

G. Brazzoduro